La ricetta delle frappe tra storia e curiosità

La Ricetta Delle Frappe Tra Storia E Curiosità

Farina, uova, zucchero, latte, burro, liquore, scorze di agrumi: la ricetta delle frappe prevede pochi ingredienti.

Bordi segnati da una rotella, frittura in olio abbondante e sfoglie sottili che improvvisamente si gonfiano e ricoprono di bolle. Via gli eccessi di unto con la carta assorbente, una spolverata di zucchero a velo ed è fatta.

Un procedimento semplice per una quantità immensa di prodotto. Un po’ come per le crêpes, una ciotola e un mestolo e ne vengono fuori a migliaia, e ti verrebbe voglia di mollare il tuo lavoro e dar vita a un business mondiale.

Chiacchiere, frappe o cosa? Un dolce per mille nomi

Cenci, bugie, frappe, sono solo alcuni, e forse i più noti, tra i numerosi nomi di questi dolcetti, a dispetto di una ricetta che, anche se può presentare delle varianti regionali, rimane tutto sommato sempre uguale negli ingredienti base e nella preparazione. A Mantova, per esempio, si parla di “lattughe”. Ora, nulla a togliere al gusto della lattuga ma se somigliasse a quello delle frappe – noi di Pasticceria Max le chiamiamo così – ne consumeremmo a quintali, per la gioia dei nutrizionisti.

Tanti nomi diversi ma la vita che scorre, tranqulla: nessuno scompiglio, o particolare rivalità, nessun duello, nessuna tragedia greca come quella che consuma da anni l’arancino e l’arancina.  A proposito, una curiosità: nelle Marche a Carnevale mangiano l’arancino, tipico dolcetto fritto a forma di girandola…

Il nome più famoso, probabilmente, è chiacchiere. Che si prende la scena come solo i napoletani sanno fare, accompagnandosi a una leggenda: mentre chiacchierava allegramente con alcuni ospiti, alla regina Margherita di Savoia venne fame e chiese al suo cuoco, Raffele Esposito, di preparare un dolce che facesse loro compagnia. Con poco tempo a disposizione il cuoco scelse di muoversi tra ingredienti semplici e inventò dei dolcetti fritti che, per l’occasione, chiamò chiacchiere.

 

Frappe dolci di Carnevale: le origini

Pare che durante i festeggiamenti per i Saturnali, nella Roma dell’antichità, ci fosse l’abitudine di concedersi dei giorni di assoluta libertà e divertimento, al di fuori delle convenzioni e dei ruoli sociali. Venivano sospese anche le attività scolastiche e le guerre. Si tentava di ricreare la mitologica “età dell’oro”, un tempo passato di benessere e felicità regalato al Lazio da Saturno.

Iniziati come festa di un giorno, i Saturnali finirono per allungarsi e in alcuni periodi storici arrivarono anche a coprire un’intera settimana. In quelle occasioni le donne realizzavano delle preparazioni a base di uova e farina, fritte nello strutto, chiamate frictilia, che a quanto pare rappresentano le antenate delle moderne frappe anche se erano prive dello zucchero, ingrediente la cui scoperta, l’abbiamo già detto, ha rivoluzionato la storia della pasticceria. Queste piccole prelibatezze, che si potevano facilmente preparare in grandi quantità, venivano offerte alla folla che si riversava sulle strade.

I Saturnali rappresentano dunque i progenitori del moderno Carnevale anche se si svolgevano in quello che oggi è il periodo natalizio.

Esiste anche un documento legato a un autore egiziano che testimonierebbe l’esistenza di una ricetta molto simile alle frappe, precedente a quella romana. Ne prendiamo atto. Del resto, quando sulla Terra c’erano già stati i primi uomini quelli che vennero dopo avevano ben poco da inventare. Preferiamo però coccolare la tradizione romana, più vicina a noi e comunque più dettagliata.

Frappe: di Carnevale: cotture e varianti 

Quando si parla di dolci di Carnevale prende il via un elenco di specialità fritte come frappe, zeppole, castagnole -solo per fare qualche esempio-. A doverne indovinare il motivo si potrebbe supporre che in un contesto di licenze e divertimento la frittura si trovasse perfettamente a suo agio, rappresentasse quasi un simbolo di trasgressione. Concetto, forse, più legato ai giorni nostri che non al passato.

In realtà la spiegazione ha carattere più pratico, e si lega a quella legge secondo cui “del maiale non si butta niente”. Macellato di solito tra dicembre e febbraio, il maiale riempiva la dispensa di strutto, e lo strutto andava consumato. E allora via libera a frittelle e dolci fritti di vario tipo, che si sono tramandati nel tempo ma che oggi prevedono per lo più una cottura in olio bollente, affiancata da quella in forno.

Le frappe al forno, se preparate a dovere, sanno dare grandi soddisfazioni: importante è però che siano friabili. Le varianti nella cottura non sono le uniche: oggi le frappe si possono gustare aromatizzate o farcite in tantissimi modi, dipende solo dalla fantasia di chi le prepara.

Tra le alternative più golose alla frappa tradizionale c’è quella al cioccolato, che in realtà nasconde anch’essa una storia. Tradizione vuole che le chiacchiere vengano accompagnate da una preparazione al cioccolato detta sanguinaccio. Un dolce al cucchiaio che in passato, e questo ne spiega il nome, veniva aromatizzato con del sangue di maiale (il povero, quello dello strutto, sempre lui!).  In qualche modo le chiacchiere al cioccolato rappresentano la versione da asporto di quella consuetudine.

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